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Coltivazione Indoor - Growrilla Hydroponics Coltivazione Idroponica Coltivazione Indoor - Growrilla Hydroponics Coltivazione Idroponica

Le informazioni e le foto presenti in questo manuale sono da intendersi esclusivamente ai fini di una più completa cultura generale sulla coltivazione indoor e non vogliono assolutamente promuovere comportamenti e condotte non leciti. Ricordiamo che la coltivazione e il possesso di cannabis in Italia sono illegali salvo specifica autorizzazione. E’ consentita la coltivazione di alcune varietà di cannabis sativa ai sensi del regolamento CE 1251/1999 e successive modificazioni.

Premessa

Prima di addentrarci in quelle che sono le tecniche e gli strumenti necessari alla buona riuscita di una coltivazione indoor è bene fissare alcuni concetti che stanno alla base della crescita e dello sviluppo delle piante in natura.

La fotosintesi clorofilliana

Le piante sono organismi autotrofi, capaci cioè di produrre il proprio “cibo” da sole. Combinando insieme degli elementi inorganici , acqua (H2O) ed anidride carbonica (CO2) , in un processo chimico attivato dalla luce solare, le piante sintetizzano un composto organico, il glucosio ( zucchero) che verrà immagazzinato nella pianta sotto forma di amido e che servirà come energia per compiere le sue funzioni vitali ( respirazione). Il prodotto di scarto di questo processo chimico è l’ossigeno (O2) che verrà liberato nell’aria attraverso le foglie.

Il processo della Fotosintesi Clorofilliana

Per garantire la crescita della pianta devono inoltre essere presenti le condizioni ambientali favorevoli al suo sviluppo , come la temperatura, l’umidità e i nutrimenti.

La pianta per poter sviluppare rami, foglie, fiori e frutti ha bisogno di sali minerali, provenienti dalle rocce e dalla materia organica presente nel terreno, che viene resa disponibile in forma di sale minerale dalla decomposizione operata dai batteri.

Questo è in maniera semplice quello che succede spontaneamente in natura, dove la vita delle piante è regolata dall’ambiente circostante, dalle stagioni , dagli eventi climatici e dall’intervento umano.

Che cos’è la Coltivazione Indoor?

Coltivare indoor significa ricreare artificialmente un ambiente favorevole alla crescita delle piante, che ha differenza di quello che succede in natura sarà completamente gestito e controllato dal coltivatore.

La chiave del successo di una coltivazione indoor sta proprio nella gestione dei parametri di luce, aria, temperatura, umidità e nutrimento, quindi più riusciremo a mantenere questi valori ottimali per la pianta, più questa riuscirà a crescere e prosperare.

Il Grow Box

Il grow box è il contenitore dentro il quale ricreeremo il nostro ambiente di coltivazione ed è costituito da un telo riflettente interno ed oscurato all’esterno montato intorno ad una struttura in metallo.

Il box deve garantire quindi un completo isolamento luminoso, sia dalla luce esterna che dalla luce prodotta dalla lampada. E’ dotato di manicotti per l’introduzione e l’estrazione dell’aria, di supporti per la luce, l’aspiratore e i filtri e finestrelle per la ventilazione naturale.

L’interno del grow box è foderato in mylar, per riflettere la luce e poter così sfruttare ogni watt prodotto dalla lampada.

 

La Luce nella Coltivazione Indoor

La luce è l’energia che serve per la fotosintesi, da questa dipenderà anche il peso del vostro raccolto finale.

Oltre all’intensità luminosa prodotta ed i relativi watt consumati è importante che la luce utilizzata abbia uno spettro adatto alla crescita delle piante. A differenza dei sistemi utilizzati per l’illuminazione civile, le lampade per orticoltura devono avere uno spettro specifico, particolarmente ricco di toni blu ( utravioletti) e rossi ( infrarossi).

Spettro adatto alla coltivazione delle piante

La luce è una radiazione elettromagnetica formata da lunghezze che vanno dai 380nm ( ultravioletti) ai 780 nm (infrarossi), con una parte centrale compresa tra i 400 e i 700 nm che costituisce lo spettro del visibile. L’occhio umano è particolarmente sensibile alle lunghezze d’onda che stanno intorno ai 560 nm, in prossimità del colore giallo / verde, mentre le piante utilizzano maggiormente le frequenze d’onda corrispondenti ai toni blu e rossi che si trovano all’estremità dello spettro del visibile.

Ci sono due unità di misura della luce, che spesso vengono riportate sulle confezioni delle lampade, il Lumen e il PAR.

Il Lumen è l’unità di misura che si riferisce al campo di reazione dell’occhio umano, per questo motivo da un’indicazione parziale per quanto riguarda le frequenze sviluppate dalla luce necessaria alla pianta

Il PAR ( photosintetically active radiation ) ovvero radiazione fotosintetica attiva ci da una misura più precisa per quanto riguarda le frequenze necessarie per la fotosintesi sviluppate dalle lampade per orticoltura. Si misura in PPFD ( Densità di flusso fotonico fotosintetico) ovvero la quantità di fotoni che ogni secondo irraggiano la superficie di 1 metro quadro ( umol/m2/s)

La scelta del tipo di lampada e della sua potenza deve essere proporzionata alla grandezza del box o alla superficie dell’area di coltivazione.

Le fasi di Luce/Buoi nella Coltivazione Indoor

La durata dei cicli luminosi di giorno e notte condiziona lo sviluppo delle piante, questo fenomeno biologico prende il nome di fotoperiodismo.
In base a questo si possono racchiudere le piante in 3 gruppi:

  • piante a giorno lungo o longidiurne, che fioriscono quando il periodo di illuminazione supera le 14 ore giornaliere (avena, erba medica, fava, frumento, lino, orzo, segale, patata, pisello, pomodoro);
  • piante a giorno breve o brevidiurne, che fioriscono quando il periodo di illuminazione non supera le 12 ore giornaliere (arachide, canapa, cotone, mais, riso, tabacco);
  • piante neutrodiurne o autofiorenti che fioriscono indipendentemente dalla duratu del periodo di illuminazione.

Nella coltivazione indoor, uno dei grandi vantaggi è il poter comandare le fasi di giorno/notte, fornendo alle piante una quantità di luce costante per un tempo definito.
Attraverso l’uso di un timer andremo quindi a comandare le fasi di luce e buio, a seconda del tipo di pianta e/o della sua fase di sviluppo.

Timer per comandare le fasi di luce/buio

Se si stanno coltivando piante autofiorenti, imposteremo il nostro timer in modo da fornire periodi di  luce di 18/6 o 20/4  ( ore di luce / ore di buio) costanti per tutto il ciclo di coltivazione, queste piante inizieranno a fiorire secondo il loro orologio biologico  e potranno essere raccolte dopo 2 o 3 mesi dalla germinazione, a seconda della genetica.

Altre piante come la canapa, in natura maturano e fruttificano in tarda estate ed autunno, quando le ore di luce iniziano a diminuire. In indoor possiamo decidere noi quando farle fruttificare semplicemente variando il ciclo luce/buio .Con un ciclo di 18/6 la pianta continuerà a crescere e vegetare, spostando le ore di luce/buio a 12/12 comincerà a fiorire e fruttificare.

In indoor il periodo di vegetativa a 18/6 dura in media dalle 2 alle 4 settimane, a seconda di quanto si vuole fare crescere la pianta, mentre la fioritura a 12/12 dura dalle 7 alle 12 settimane è dipende in particolar modo dalla genetica.

IMPORTANTISSIMO: durante la fioritura il periodo di 12 ore di buio non deve essere assolutamente interrotto e non devono essere presenti sorgenti luminose come led, display luminosi o qualsiasi altra forma di luce anche piccola, che potrebbe stressare la pianta, ritardando i tempi di maturazione e in alcuni casi portandola a fenomeni di ermafroditismo.

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Sistemi di Illuminazione Indoor

 

Ci sono varie tipi di luci adatte all’uso in orticoltura:

HPS/MH: fanno parte della categoria HID hight intensity discharge ( lampade a scarica ad alta intensità ), producono una luce molto potente e con un’ ottima capacità di penetrazione che le ha rese molto popolari tra i coltivatori indoor. Le HPS hanno uno spettro ricco di toni rossi che le rende adatta alle fasi di fioritura mentre le MH fanno una luce più bianca, caratterizzata da toni blu e che risulta particolarmente efficace nello stadio vegetativo della pianta. Poi ci sono le HPS AGRO che hanno uno spettro utile per l’intero ciclo e che quindi possono essere usate sia per la vegetativa che per la fioritura

Lampade HPS & MH

 

Per funzionare devono essere collegate ad un alimentatore o ballast di potenza adeguata, che da lo spunto di accensione e regola la potenza di funzionamento. I ballast possono essere magnetici ( costituiti da trasformatore + condensatore) o elettronici.

I ballast elettronici, sono da preferirsi in quanto fanno lavorare meglio il bulbo, aumentandone la resa luminosa ed allungandone la vita, in oltre è possibile in molti modelli variare la potenza da 250 a 660w e lavorare con potenze diverse a seconda della fase di crescita della pianta.

 

Ballast elettronico quadripotenza 250/400/600/660w
Ballast Magnetico ETI UAL

Le HID ( HPS/MH) oltre a produrre una luce molto intensa generano anche molto più calore rispetto ad altre lampade ( CFL / LED), facendo alzare la temperatura all’interno del grow box. L’aria calda dovrà essere aspirata fuori velocemente per fare entrare aria fresca e tenere le temperature sotto controllo.

Anche per questo motivo è importante usare la giusta potenza a seconda dello spazio che si intende coltivare.

 

Area/ Grow Box (cm) HPS/MH(W)

60×60
80×80
100×100
120×120
240×120
200×200
240×240

HPS/MH (W)

150/240W
250/400W
400/600W
600W
2x600W
4x400W
4x600W

Una cosa da non sottovalutare e la vita della lampada, a seconda del modello e del tipo di ballast utilizzato le HPS dovrebbero essere cambiate ogni 3 o 4 cicli, quando la potenza della lampada inizierebbe a calare e di conseguenza anche la produzione di infiorescenze.

CFL (Compact Fluorescent Light)

Luci a fluorescenza compatte, costituite da tubi al neon ed azionate da uno starter che è inserito all’interno della lampada, quindi per funzionare non necessitano di alimentatori esterni ma possono essere collegate direttamente alla correte rendendo più facile l’istallazione. Rispetto alle HPS generano meno calore facilitando la gestione della temperatura all’interno della stanza di coltivazione.

Si trovano in commercio diversi modelli che differiscono tra loro per la potenza ( WATT) e spettro luminoso ( gradi Kelvin). Anche qui come per le HPS vale la regola: + watt = + luce = + produzione.

I gradi Kelvin (K) indicano il colore della luce prodotta e di conseguenza la loro applicazione in relazione allo stadio di sviluppo della pianta:

5000/6500 K con spettro di luce bianco/azzurro per la fase vegetativa 2700 K con spettro di luce arancione per la fase di fioritura 2100 K con spettro AGRO, utilizzabile per tutto il ciclo, e 9500K più ricche di ultravioletti e particolarmente indicate per l’attecchimento dei cloni.

DUAL SPECTRUM: spettro composto 2700/6500 anche qui utilizzabile per tutto il ciclo.

Per quanto riguarda la produzione, dalle CFL non ci si può aspettare le rese ottenute con l’uso di lampade ad alta intensità come le HID ( HPS / MH), in oltre hanno un potere di penetrazione minore e di conseguenza lavorano efficacemente solo se usate vicine alle piante, ma rimangono una buona soluzione per chi cerca facilità d’uso e consumi di corrente ridotti. Sono invece un’ottima soluzione se usate per la prima fase della vegetativa, l’attecchimento dei cloni, dove non servono luci particolarmente forti e penetranti e livelli di umidità più alti, in quanto tendono a seccare meno l’aria rispetto alle HID.

 

LED (Light Emitting Diode)

Lampade LED nella coltivazione Indoor

Sono in continua evoluzione e sempre più utilizzati nella coltivazione indoor, i risultati prodotti dalle nuove lampade a LED sono apprezzabili sia a livello di produzione che di qualità delle infiorescenze.

Queste lampade sono costituite da una serie di LED che sviluppano ognuno una frequenza luminosa precisa e che vanno a stimolare ed agire sullo sviluppo della pianta e dei principi attivi. La somma dei singoli spettri produce una luce che verrà interamente utilizzata dalla pianta per crescere, svilupparsi e produrre fiori e frutti.

Rispetto ad altri tipi di luci come le HID o le CFL, i LED sono le luci più efficienti nel rapporto tra Watt consumati e qualità di luce emessa, che si traduce non solo in un risparmio di corrente ma influisce anche sulla qualità e lo sviluppo di terpeni e principi attivi, in poche parole fiori più profumati e potenti

Un altro vantaggio dell’uso di LED per coltivazione sta nel basso calore prodotto e che rende più semplice la gestione delle temperature della coltivazione evitando così l’uso di estrattori potenti

A fronte di una spesa iniziale più importante l’uso dei led può rendere molto più semplice l’esperienza di coltivazione ed abbattere i costi di corrente elettrica, oltre al fatto che la durata media delle lampade e di circa 50000 ore di utilizzo.

LAMPADE CMH (CERAMIC METAL HALIDE)

I sistemi di illuminazione CMH sono caratterizzati da uno spettro luminoso più esteso rispetto ai sistemi HID come le HPS o MH, molto simile a quello solare, ricco di ultravioletti ( UV) ed infrarossi (IR). Questo fattore rende questo tipo di luci particolarmente adatto ad esprimere meglio il potenziale delle piante coltivate in indoor.

Un’altro importante vantaggio sta nella loro efficienza luminosa, che significa un minore consumo di corrente, in quanto più energia viene emessa nello spettro PAR per ogni w consumato. Una lampada CMH da 315W offre le stesse prestazioni di un equivalente HPS da 500W, così come un sistema CMH da 630W sostituisce un bulbo HPS da 1000W. La durata del bulbo si attesta intorno alle 20000 ore, con una perdita di potenza minore rispetto ad un bulbo HPS.

Il calore prodotto dai sistemi di illuminazione CMH è minore, facilitando in questo modo la gestione delle temperature all’interno della stanza di coltivazione.

315W CMH / LEC
630W CMH / LEC
Spettro Lampade CMH

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Gestire il flusso d’Aria nella Coltivazione Indoor

Saper controllare e gestire correttamente il flusso d’aria, le temperature e l’umidità all’interno del vostro giardino indoor può fare differenze enormi sia sulla crescita delle piante, sulla loro salute e di conseguenza sulla qualità ed il peso del prodotto finale.

Le temperature ottimali per la crescita delle piante dovrebbero essere mantenute in un range che va dai 20 ai 30 gradi. Con temperature troppo calde, dai 32 gradi e oltre, le piante inizierebbero a patire uno stress termico, così come scendendo sotto i 15 gradi andrebbe incontro ad uno shock, rallentando la crescita o peggio morire.

E’ bene procurarsi un termoigrometro, per controllare i livelli di temperatura e umidità, dotato di funzione MIN/MAX che registra le escursioni termiche presenti nella stanza di coltivazione.

In generale durante la fase vegetativa le temperature dovrebbero essere mantenute più alte, con un’ escursione termica più contenuta tra la fase di luce e quella di buio. In fioritura, un aria più fresca, con un escursione maggiore tra “ giorno “ e “notte” favorisce la produzione di resina, potenza e terpeni.

Anche l’umidità è un fattore molto importante che non va sottovalutato . Durante le prime fasi della vegetativa dovrebbe essere mantenuta intorno al 65 / 70 % , per poi scendere progressivamente durante lo sviluppo della pianta fino al 40 % durante la fase di fioritura.

Un’aria troppo secca durante le prime fasi rallenterebbe la crescita della pianta, mentre se fosse troppo umida durante la fioritura aumenterebbe il rischio di muffe, soprattutto tra i fiori.

Spesso nelle fasi iniziali diventa necessario l’uso di un umidificatore, si consiglia l’uso di quelli ad ultrasuoni che producono una nebbia fresca e consumano meno corrente. Quando le piante saranno cresciute, la massa di foglie aumenterà il livello di umidità nell’aria dovuto alla traspirazione della pianta, per tenerla sotto controllo sarà necessario azionare il sistema di aspirazione per portare fuori dal box l’aria umida.

Nella pratica quotidiana, le temperature o l’umidità all’interno del grow box verranno comunque influenzate da quelle che sono le temperature e l’umidità dell’aria circostante, a meno che nella vostra stanza non siano previsti sistemi di condizionamento, nella gestione dei parametri ambientali dovrete tenerne conto . Ciò vuol dire che se il luogo che avete scelto non è riscaldato, d’inverno potreste avere bisogno di stufe elettriche o altre forme di riscaldamento, così come in una cantina umida sarà difficile abbassare il livello di umidità semplicemente attraverso l’aspirazione ma potrebbe essere necessario l’uso di un deumidificatore. Per questo motivo è sempre meglio valutare bene dove posizionare il vostro grow box prima di incominciare un ciclo di coltivazione.

Anche la scelta del tipo di lampade andrà a condizionare l’aria del box, ad esempio i sistemi di illuminazione HPS/MH tendono a scaldare molto di più rispetto ai LED o CFL, ed è anche questo un altro fattore da tenere in considerazione quando si progetta una coltivazione indoor. Il calore prodotto potrebbe essere un vantaggio in inverno e diventare un problema in estate. Non esiste quindi un metodo migliore o valido per tutti ma solo una serie di fattori soggettivi che devono essere considerati prima dell’ acquisto degli strumenti di coltivazione.

La scelta della tipologia di lampade può influire sulla temperatura dell’aria all’interno del box.

Per funzionare correttamente all’interno del grow box deve essere presente un sistema di ricambio dell’aria, attraverso l’uso di aspiratori e condotte. I motivi sono diversi:

1 – Con la fotosintesi le piante consumano anidride carbonica CO2 e rilasciano ossigeno O2, se non venisse cambiata con una certa frequenza l’aria presente nel box si saturerebbe di ossigeno e di conseguenza rallenterebbe la crescita. E’ quindi importante rifornire le piante di aria nuova, ricca di CO2 ed espellere l’aria satura di O2.

2 – Gestione della temperatura, le lampade generano calore, soprattutto le HID che potrebbero portare le temperature oltre i limiti, l’aria calda quindi dovrà essere aspirata fuori per permettere all’aria nuova e fresca di entrare

3 – Gestione dell’umidità. Le piante, soprattutto quando la massa fogliare diventa importante tenderanno ad alzare il grado di umidità nel grow box per effetto della traspirazione fogliare. Livelli di umidità elevati possono creare terreno fertile per lo sviluppo di muffe, in particolare nei fiori maturi, con il rischio di danneggiare anche pesantemente il raccolto.

4 – Gestione degli odori. Il metodo più efficace per eliminare gli odori provenienti dalla coltivazione è quello di filtrare l’aria in uscita dal grow box con un filtro ai carboni. Questo viene montato prima dell’aspiratore per fare in modo che l’aria prima di uscire passi attraverso i carboni che tratterranno le particelle di odore al loro interno rilasciando solamente l’aria pulita.

Aspiratori

Le piante all’interno del box cresceranno bene e velocemente dal momento che sarà sempre disponibile aria fresca e ricca di CO2. Come regola generale si può dire che tutto il volume di aria nel box dovrebbe essere cambiato ogni minuto, è quindi importante scegliere il giusto aspiratore, con potenza adeguata al volume d’aria della vostra coltivazione indoor.

Nella scelta si dovrà tenere conto anche di quelle che saranno le luci utilizzate e la presenza di condotte o filtri ai carboni che andranno a limitare la portata del vostro aspiratore.

Ci sono in commercio vari tipi di aspiratore con portate, caratteristiche e prezzi diversi, ma si possono racchiudere tutti in 3 grandi famiglie:

 

Aspiratori da condotta: hanno una forma circolare che ne consente l’inserimento all’interno delle condotte come rinforzo, sono economici, muovono una discreta quantità di aria ma con poca pressione e sono qundi particolarmente sensibili a condotte lunghe o filtri ai carboni, in presenza dei quali perdono molta pressione e di conseguenza se ne sconsiglia l’uso. Il modo migliore di utilizzarli è quello di usare condotte brevi ( 0.5mt), evitando curve e l’uso di filtri

Aspiratori elicoidali: sono costituiti da 2 ventole in linea, muovono grandi quantità d’aria con una pressione media, sono abbastanza silenziosi, e lavorano bene con i filtri ai carboni. In presenza di lunghe condotte però calano le prestazioni e sarebbe meglio evitare tratti più lunghi di 2 o 3 mt.

Aspiratori centrifughi: muovono bassi volumi d’aria ma con un’alta pressione, sono di conseguenza i più efficienti in presenza di lunghe condotte con curve. Rispetto agli aspiratori elicoidali sono però più rumorosi.

Come scegliere la portata dell’aspiratore

Partendo dalla regola che tutta l’aria all’interno del box dovrebbe essere cambiata ogni minuto si ricava il calcolo della portata dell’aspiratore.

CAPACITA’ ASPIRATORE (mc/h) = VOLUME DEL BOX (mc) x 60 ( minuti in 1 ora)

Al valore ottenuto andrebbe aggiunto un 20/30% in più per compensare le perdite di eventuali condotte, filtri ecc.., quindi facendo un esempio pratico:

GROW BOX 100x100x200 cm = 2mc ( volume aria) x 60 = 120 mc/h + 30% = 156 mq/h

L’aspiratore che andremo a scegliere dovrà quindi avere una portata di almeno 156 mq/h.

Nella pratica questo valore potrebbe aumentare di molto, se ci si trova in presenza di lunghe condotte, ed elevate temperature, ad esempio in un box di misure 120 x 240 x 200 cm, con illuminazione composta da 2 sistemi HPS da 600 w potrebbe essere necessario un aspiratore da 800 mq/h per contenere il calore prodotto dalla lampade.

Trattamento degli Odori

L’odore delle piante in fase di fioritura può diventare un problema, soprattutto per i coltivatori che tengono alla discrezione e non vorrebbero mai attirare sospetti per via degli odori prodotti dalla propria coltivazione.
La maniera più efficace per risolvere il problema sta nell’uso di filtri ai carboni attivi. L’aria carica di odori prima di essere espulsa verrà filtrata dai carboni attivi che tratterranno al loro interno le particelle di odore.

Il filtro dovrà essere montato prima dell’aspiratore per fare in modo che tutta l’aria venga filtrata prima di essere espulsa.

Quando si usano i filtri ai carboni, il sistema di aspirazione dovrà lavorare ininterrottamente 24/24h, in modo da mantenere e mantenere il volume d’aria all’interno del grow box sottopressione ( con le pareti del box leggermente risucchiate verso l’interno). Questo servirà ad assicurarci che tutta l’aria presente verrà aspirata e filtrata prima di uscire evitando che una parte fuoriesca dalle fessure del box o dal foro di immissione.

Scelta del Filtro

Così come gli aspiratori, anche i filtri sono prodotti in varie misure e capacità. Il più importante da prendere in considerazione quando si deve scegliere il filtro giusto da applicare al proprio aspiratore sono i metri cubi /ora ( mc/h) che il filtro è in grado di trattare e che viene riportato sulle confezioni.

Per fare in modo che il filtro sia efficace la sua capacità dovrà essere maggiore o uguale a quella dell’aspiratore.

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Coltivazione Indoor

Parlando di tecniche e metodologie di coltivazione si apre un mondo che difficilmente potrà essere spiegato in modo approfondito in una semplice guida, quindi cercherò di riassumere quelle che sono i principali metodi, dandovi delle indicazioni pratiche sulle linee da seguire per ottenere buoni risultati e soprattutto evitando gli errori che spesso commettono i principianti.

Come accennato precedentemente le piante per crescere hanno bisogno di nutrirsi, che siano coltivate in terra, cocco o in idroponica, è importante che non manchino mai gli elementi necessari al loro sviluppo e che vengono suddivisi i due categorie: macroelementi (azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio e zolfo) e microelementi (Boro, Rame, Cobalto, Ferro, Manganese, Zinco).

Questi hanno un ruolo fondamentale nelle attività metaboliche delle piante e sulla loro salute ed è  quindi importante che siano sempre presenti nel giusto rapporto a seconda della fase di sviluppo dell pianta.

Terra

I terricci pronti specifici per coltivazione indoor, sono composti di miscele di torbe, ammendanti organici e/o minerali, e devono avere un pH neutro 6.5/7 ( per garantire il massimo assorbimento dei nutrienti) , una buona ritenzione idrica ( per trattenere bene l’acqua), un buon drenaggio ( evitando che si inzuppi troppo), essere ben areati ( consentendo il passaggio di aria ed ossigeno per le radici) e non devono contenere agenti patogeni, muffe o uova di insetti ( un eventuale infestazione in indoor potrebbe compromettere il vostro raccolto).

Usare terricci economici, che non garantiscono questi requisiti, potrà farvi risparmiare qualche euro all’inizio ma potrebbe rivelarsi una perdita maggiore in termini di produzione.

I terricci pronti che trovate in commercio si differenziano anche per la quantità ed il tipo di fertilizzante al loro interno e che varia da quantità minime ( terricci light) ai terricci fertilizzati ( all mix ecc..) che hanno una scorta di fertilizzante per 2-4 settimane.

Le piante in vaso, a seconda del tipo di terriccio usato andranno fertilizzate una volta che il nutrimento presente verrà consumato.

Terricci per coltivazione Indoor

 

 

Fertilizzanti

I fertilizzanti per terra possono essere divisi in due categorie: organici o minerali.

Prima di elencare le differenze, è bene chiarire un paio di punti che valgono per entrambe le categorie e che riguardano i dosaggi e le modalità di somministrazione.

1 Rispettare le schede di dosaggio riportate, ogni azienda produttrice fornisce le linee guida sull’utilizzo dei propri prodotti, riportando le dosi ( ml/L ) riferite allo stadio evolutivo della pianta ( settimane). Come regola generale si può dire che è preferibile per la pianta un dosaggio più basso che un sovradosaggio, quindi se non siete sicuri è meglio somministrare la metà della dose consigliata ed aumentare gradualmente invece che ritrovarsi con un accumulo di sali tossico nel substrato. Nel caso si manifestassero segni di fertilizzazione eccessiva, la terra dovrà essere lavata facendo scorrere all’interno una quantità di acqua 3 volte maggiore della quantità di terra ( es. per un vaso da 11 litri serviranno circa 33 litri di acqua).

2 Intervallare le irrigazioni di acqua+ fertilizzante con irrigazioni di sola acqua, evitando cosi accumuli di sale nel substrato.

Fertilizzanti Organici

I fertilizzanti organici sono in genere composti da melasse , alghe, guano, humus di lombrico ecc.., hanno un approccio più naturale nella coltivazione, in quanto stimolano l’attività batterica del terreno che a sua volta produce benefici sulla salute delle radici ed il vigore delle piante. I fertilizzanti organici rilasciano i loro componenti più lentamente, prima di essere disponibili alla pianta infatti devono essere trasformati in sali minerali ad opera dei batteri presenti nel terreno, per questo motivo è importante mantenere sempre “vivo” il substrato di coltivazione. La lenta cessione dei fertilizzanti organici riduce così il rischio di un sovradosaggio e per questo motivo sono più facili da utilizzare e più indicati per i meno esperti, in ogni caso vanno sempre rispettate le dosi indicate ed evitati sovradosaggi.

 

Fertilizzanti Minerali

I fertilizzanti minerali sono composti da Sali minerali in soluzione acquosa e contengono tutti i macro e micro elementi necessari alla crescita della pianta. La forma minerale assicura un assorbimento immediato da parte della pianta e per questo motivo gli effetti saranno evidenti più in fretta. I fertilizzanti minerali per terra si differenziano da quelli per idroponica per il contenuto di microelementi più basso. I concimi per idroponica possono essere comunque utilizzati per le coltivazioni in terra mentre è preferibile evitare il contrario.

 

Acqua e Cicli di Irrigazione

L’ acqua è la sostanza che trasporta le sostanze nutritive attraverso la pianta ed ha un ruolo chiave nei processi fotosintetici, per questo motivo la sua qualità ha effetti sulla salute e sulla produzione del vostro raccolto. Dove essere esente da cloro, batteri, virus e metalli pesanti oltre ad avere una concentrazione di sali non eccessiva ( acqua calcarea).

L’acqua del rubinetto è abbastanza sicura, ma è sempre bene controllare che non sia eccessivamente calcarea ( con valori di calcio non oltre gli 80 mg/l). Gli acquedotti ,per combattere eventuali patogeni dannosi per la salute dell’uomo, immettono nelle acque il cloro, una sostanza disinfettante che uccide i batteri presenti. Il cloro però non è selettivo ed uccide anche i batteri benefici presenti nel terreno, per questo motivo l’acqua di irrigazione dovrebbe essere decantata ( quindi lasciata riposare in un secchio) per 24h in modo che il cloro e vapori.

 

Controllare il pH dell’acqua

 

Controllare il valore pH

Il ph dell’acqua di irrigazione  dovrebbe essere neutro (6.5/7), se è troppo acido o troppo basico potrebbe nel tempo andare a modificare il pH del terreno inibendo l’assorbimento di alcuni elementi e dando origine a carenze nutrizionali. Spesso infatti i motivi di carenze sono dovuti a problemi di pH invece che ad una reale mancanza di nutrimenti nel terreno. Il pH può essere misurato con dei tester digitali o attraverso dei reagenti chimici che si colorano a seconda del valore. Per correggerlo esistono prodotti specifici ( pH meno / pH più) che aggiunti all’acqua alzano o abbassano questo valore. Va comunque detto che alcuni tipi di fertilizzante tendono ad abbassare il pH dell’acqua di conseguenza questo andrebbe misurato solo dopo vere aggiunto il concime.

 

I cicli di irrigazione delle piante in vaso dipendono da una serie di fattori, in particolare la temperatura dell’aria e le dimensioni della pianta. Una pianta di grosse dimensioni coltivata in un ambiente molto caldo consumerà molta più acqua rispetto ad una pianta piccola con una temperatura più fredda.

 

Bagnare in modo eccessivo soffoca le radici e blocca la crescita della pianta, la terra zuppa di acqua non consente all’aria di passare e di conseguenza all’ossigeno di arrivare alle radici. Così come la terra troppo secca la farà appassire presto.

 

Uno dei metodi per valutare quando irrigare le piante è quello di pesare il vaso, dopo averci fatto la mano sarà facile capire semplicemente alzandolo se la terra si è seccata o no. Un altro metodo consiste nel toccare con il dito lo strato di terra ad una profondità di circa 3 cm, se è secco sarà il caso di bagnare altrimenti si dovrà aspettare.

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Cocco

La fibra di cocco è un substrato di coltivazione ottimo in quanto ha caratteristiche di ritenzione idrica simili a quelle della terra ed una capacità drenante elevata. Il cocco infatti può essere utilizzato miscelato al terriccio per alleggerirlo ed aumentarne il passaggio d’aria.

A differenza della terra, il cocco è un substrato inerte, che significa che non contiene nessun tipo di sostanza nutritiva e deve essere aggiunta con l’acqua di irrigazione. Esistono in commercio dei concimi specifici con formulazioni specifiche per la fibra di cocco

Idroponica

L’idroponica è un metodo di coltivazione dove al posto della terra si utilizza un substrato inerte, come argilla espansa, lana di roccia, acqua o solamente aria, e dove la pianta viene nutrita attraverso una soluzione di acqua e fertilizzanti contenente tutti gli elementi necessari alla crescita.

Le radici delle piante coltivate in idroponica possono disporre di una grande quantità di ossigeno, questo accelera i processi di crescita, l’assorbimento dei nutrienti e permette di ottenere risultati superiori alla coltivazione in terra.

Oltre al non dover gestire sacchi pesanti , che una volta utilizzati dovranno essere smaltiti, l’assenza di terra minimizza la possibilità di infestazioni e parassiti.

Per maggiori informazioni sulla coltivazione idroponica, sui sistemi e sul loro utilizzo leggi la nostra guida sulla coltivazione in DWC.

Dimensioni dei vasi

La scelta del vaso dipende da vari fattori tra i quali la genetica della pianta e la tecnica di coltivazione. Piante con cicli brevi o autofiorenti crescono bene in vasi da 6,5 / 11 litri , nella la tecnica denominata SOG ( sea of green, mare verde) si coltivano molte piante di piccole dimensioni che vanno ad occupare tutta la superfice illuminata creando una specie di tappeto verde.

Se invece intendiamo fare crescere di più le piante, con fasi di vegetativa lunghe e cicli di coltivazione di 3 o 4 mesi e oltre, allora sarà necessario usare vasi più grandi in modo da consentire una espansione maggiore dell’apparato radicale. La tecnica SGROG ( screen of green, schermo verde) prevede l’utilizzo di una rete su sui fare allargare la pianta e distribuirla sul piano orizzontale.

Esistono vari tipi di vaso, i più comuni sono quelli di plastica a base quadra, ma esistono altri modelli molto validi come gli air pot o i vasi in geotessile. Questi tipi di vaso consentono un passaggio di aria maggiore e distribuiscono le radici in maniera più uniforme evitando la formazione classica a spirale.

Numero di Piante

Il numero di piante che si possono coltivare sotto una data luce in un dato growbox è abbastanza soggettivo, a seconda della tecnica di coltivazione o dal tipo di genetica scelta, in un metro quadro si potrebbero fare stare dalle 9 piante di piccole dimension1, alle 4 piante di medie dimensioni o 2 piante di grandi dimensioni.

Siccome la corrente costa, sarà meglio sfruttare al massimo ogni singolo Watt prodotta dalla nostra lampada che dove poter illuminare nella maniera più omogenea possibile le nostre piante su tutta l’area di coltivazione e per questo motivo si applica un riflettore alla lampada HID

L’uso di un buon riflettore può fare la differenza, oltre a concentrare tutta la luce emessa dalla lampada deve poterla distribuire uniformemente alle piante, evitando concentrazioni di luce e calore eccessivi nell’area sotto la lampada rispetto ai bordi della coltivazione, le piante cresceranno più omogenee e renderanno di più.

Un altro aspetto che è bene tenere a mente per quanto riguarda la luce è la regola della distanza, secondo cui al raddoppiare della distanza, l’intensità diminuisce di 4 volte, di conseguenza le foglie e successivamente i fiori che si svilupperanno in alta riceveranno molta più luce e cresceranno di più rispetto a quelli più bassi.

 

Per questo motivo in indoor si dovrebbe cercare di distribuire la coltivazione lavorando più sul piano orizzontale che in altezza.

 

Esistono numerose tecniche è modi per farlo, come l’uso della rete ( SGROG) , SOG, potatura dell’apicale, piegature ( LST), fino al CROPPING, SUPERCROPPING, MAIN LINING , FIM ecc.. tutte con il medesimo fine, sfruttare al meglio la luce sul piano orizzontale. Cercando in rete si trovano molte informazioni riguardo a questi tipi di tecniche, saperle utilizzare può migliorare molto la produzione e vale la pena di provarle e trovare quella che meglio si addice al caso vostro.

Conclusioni Coltivazione Indoor

Questo manuale intende essere un punto di partenza per chi si approccia alla coltivazione indoor, fornendo una panoramica generale di quelle che sono le regole da seguire, le attrezzature necessarie e il loro utilizzo.

Gestire correttamente i valori ambientali di luce, temperatura e umidità associati ad una corretta nutrizione è la chiave per ottenere risultati soddisfacenti dalle vostre piante coltivate indoor.

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